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Quello che la Lega non dice: il 'governo di scopo' governa
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di: Vittorio MACIOCE   
domenica 18 marzo 2018

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Giocare col fuoco può far male
Il Carroccio apre a un governo coi 5 Stelle per la legge elettora le, ma sarebbe un esecutivo a tutti gli effetti

Quello che la Lega non dice. Giancarlo Giorgetti non improvvisa mai le sue mosse. Non parla a caso e spesso i suoi silenzi sono più importanti delle parole. È un tessitore che sa quando indossare la giacca giusta per rassicurare rivali, alleati e chi non si fida di Salvini. È l'uomo che di solito sta dietro il palco e ci mette la faccia quando l'orizzonte è indefinito o bisogna prendere tempo. In tutti gli altri casi ci pensa Matteo, il frontman, quello che si prende applausi o insulti.                            

Allora quando Giorgetti appare sul Corriere della Sera e parla di futuro prossimo bisogna interpretare gli spazi bianchi. Una maggioranza con i Cinque Stelle - sostiene - è l'extrema ratio. Se non ci sono altre strade il centrodestra dovrà trovare un'intesa con loro. Non una grande coalizione alla tedesca, ma un contratto a breve termine per fare qualcosa di ben definito: la legge elettorale. Una relazione di pochi mesi e poi si torna a votare. Lo chiamano «governo di scopo». Giorgetti chiede a Berlusconi e Meloni di partecipare a questa avventura. Che male c'è? Messa così sembra facile e perfino saggia.

I problemi sono neppure tanto nascosti nel «non detto». Il primo è che i grillini non hanno alcun interesse a stringere la mano a Forza Italia. E viceversa. L'illusione più profonda però è un'altra. Esistono davvero, soprattutto in Italia, i governi di scopo? L'impressione è che sia solo un modo per non chiamare con il proprio nome un'alleanza poco chiara e di cui un po' ci si vergogna, come quando sul profilo Facebook si scrive «relazione complicata». I governi sono governi. Cinque Stelle e Lega governeranno: faranno leggi, finanziarie, decreti, si confronteranno con l'Europa, segneranno i confini della politica estera, definiranno i piani sulla sicurezza e sull'immigrazione. Ci saranno nomine, spartizioni, rapporti con istituzioni, banche, industrie, questioni di Stato e parastato. La Rai si convertirà in fretta da renziana a pentaleghista. Il governo significa potere e la prima regola della politica è che nessuno rinuncia volontariamente al potere una volta che lo ha tra le mani. Tutto questo senza considerare che i parlamentari, nuovi e vecchi, non hanno alcun interesse a sgozzare nella culla la legislatura. Una volta che si battezza un governo l'interesse diffuso è farlo durare più tempo possibile.

Tutto questo lo sa Salvini, lo sa Di Maio, lo sa Berlusconi e lo sa Renzi, che ha già indossato il poncho da leader dell'opposizione. Se la Lega governa con i Cinque Stelle il patto con gli alleati elettorali è rotto. È più onesto mettere fine alla finzione. Non ha neppure senso nascondersi dietro la riforma della legge elettorale. Il governo Salvini-Di Maio non è una costituente. Non serve a riscrivere le regole del gioco al buio e per tutti. È una mossa strategica fondamentale, con l'obiettivo di rivoluzionare lo scenario politico e scardinare la Seconda Repubblica.

Certo che vogliono una nuova legge elettorale. Per loro. Salvini ha già immaginato una destra senza Berlusconi. Di Maio sogna un Pd marginale. Tutti e due vagheggiano un sistema bipartitico con la Lega da una parte e i Cinque Stelle, nuova sinistra, dall'altra. Non è facile arrivarci e le incognite sono tante, ma un punto da cui partire c'è: un sistema elettorale a forte vocazione maggioritaria. Un maggioritario secco, un doppio turno, un proporzionale con premio di maggioranza. Il governo di scopo è tutto. È il presente e il futuro. È il potere di scandire il tempo della politica. Quanto stare, dove andare, cosa fare e il momento più conveniente per tornare al voto: non troppo presto e neppure troppo tardi. È la scelta dell'ora e del terreno in cui dare battaglia.

Gli spazi bianchi, il non detto di Giorgetti raccontano che Salvini non ha più interesse a restare ingabbiato nell'alleanza con Berlusconi. Le prossime settimane servono a chiarire fino a che punto può fidarsi dei grillini. Il nuovo governo a due non è infatti a costo zero. La Lega è stata votata come parte di una coalizione e non sempre il tradimento paga. La Lega a Cinque Stelle non ha lo stesso sapore di una Lega di centrodestra e il governo qualche volta logora. Qual è il prezzo giusto? Neppure Giorgetti conosce ancora la risposta.

tratto da www.il giornale.it

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