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Noi siamo quel carabiniere
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di: Alessandro SALLUSTI   
lunedì 12 febbraio 2018

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Vile aggressione a carabiniere
Un Paese in cui non puoi difendere i tuoi beni e te stesso da un bandito ma puoi menare a sangue un carabiniere

Un gioielliere rischia il carcere perché ha sparato e ucciso un rapinatore. Un figlio di buona donna, camuffato da pacifico manifestante, ha preso a calci e sprangate un carabiniere (il militare poteva anche morire) e nonostante sia stato inquadrato dalle telecamere, e quindi identificabile, è a piede libero.  Ecco cosa non funziona in Italia, ecco i risultati della pericolosa ideologia che ha inquinato il nostro Paese. Un Paese in cui non puoi difendere i tuoi beni e te stesso da un bandito ma puoi menare a sangue un carabiniere. Dove è il presidente del Consiglio, dove il ministro degli Interni, dove quella della Difesa? Sono a fare campagna elettorale contro «razzismi» e «fascismi», due emergenze che esistono solo nella loro testa.                             

Incriminiamo chi spara a un rapinatore e lasciamo a piede libero chi sfila con striscioni e intona cori che inneggiano alle foibe, la più grande strage di italiani innocenti compiuta dai comunisti e dai partigiani. Che cosa sarebbe successo se quei canti avessero esaltato i campi di sterminio nazisti, offeso i neri o la Boldrini? Io sono sicuro che sarebbe successo, giustamente, il finimondo. Si sarebbero mossi prefetti e questori, politici e opinionisti, forte sarebbe arrivata agli italiani la nota di sdegno del presidente Mattarella. Solo gli infoibati, evidentemente, possono essere vigliaccamente derisi e insultati, solo i carabinieri sprangati, solo chi si difende punito.

Adesso a sinistra tutti a dire che loro con quella piazza violenta non c'entrano. Ma chi nelle città coccola e protegge gli abusi dei centri sociali? Per anni, a Milano, Pisapia ha giustificato di tutto e di più, a Napoli il sindaco De Magistris li ha elevati a primi interlocutori istituzionali. Tutti a difendere gli immigrati a prescindere dai fatti, a urlare al rischio fascista. E intanto i loro amici hanno mano libera su qualsiasi cosa passi loro per la testa.

Diamo la caccia alle effigi di Mussolini e lasciamo le spranghe in mano a comunistelli da quattro soldi. Facciamo le leggi per punire chi fa un saluto fascista in un cimitero e non per punire l'illegalità in cui vivono e operano i centri sociali. Il rischio che corriamo non è il ritorno del fascismo, ideologia morta e sepolta, ma il permanere del comunismo violento. Quando lo capiranno non sarà mai troppo tardi.

tratto da www.ilgiornale.it

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