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Dal protagonismo del Papa a chiara scelta politica
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di: Giovanni ALVARO   
giovedì 24 agosto 2017
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Dovrebbe calmarsi un poco
Che Papa Francesco fosse terribilmente attratto dalla voglia di protagonismo è una verità che difficilmen te può essere contestata, neanche quando sono in ballo i cosiddetti ‘esclusi’. Lo si era capito fin dal primo giorno del suo pontificato quando volle inaugurare le sue visite pastorali approdando a Lampedusa, primo avamposto italiano del flusso migratorio dall’Africa verso l’Europa. E, da ateo, dico che il suo protagonismo ci può anche stare dato che implicitamente punta a conquistare conversioni religiose, in un periodo durante il quale le vocazioni al sacerdozio sono in crisi ed è l’Africa che può soccorrere la Chiesa.                  

Ma quando si interviene sulle scelte legislative di uno Stato libero e sovrano, come l’Italia, anche se per lo stesso fine di proselitismo, la cosa non può più essere tollerata perché l'intervento a gamba tesa su scelte politiche che non competono a chi cura le anime, è una scorrettezza nei confronti delle istituzioni perché, tra l’altro, si usa la propria influenza (che come ci ricordava Alessandro Sallusti nel frattempo è diventato pure un nuovo reato) per spingere il Parlamento italiano ad approvare subito lo Ius soli in modo indiscriminato.

E su questa eventuale approvazione (pericolosa anche per la democrazia del nostro paese che vedrebbe crescere il diritto di voto di ben 800 mila nuovi elettori) pende anche la decisione delle forze moderate per un referendum, se la legge in questione dovesse vedere la luce, facendolo sostenere con un milione di firme di cittadini italiani. Non pensa Francesco che sia un rischio troppo alto il mettersi contro la maggioranza degli italiani così come certificano i sondaggi in materia di Ius soli? O pensa che gli italiani abbiano memoria corta?

Ma forse, malgrado le riassicurazioni, ha fatto una scelta politica di campo contravvenendo ad una precedente affermazione contenuta nella famosa Enciclica ‘Caritas in Veritate, nella quale scriveva che “…la Chiesa non pretende minimamente di intromettersi nella politica degli Stati”? E cos’è allora il chiedere l’approvazione di una legge che può pesare enormemente nelle prossime elezioni politiche e che, tra l’altro, non serve al Paese che già ora ha una legge che ha permesso a 200 mila stranieri di ottenere la cittadinanza? Serve però alla sinistra di questo Paese tentare d’accattivarsi le simpatie dei beneficiari facendo perdere tempo al nostro Parlamento.

La lungimiranza che manca all’attuale Papa è ben presente in settori importanti del mondo cattolico che hanno perfettamente compreso l’operazione che sta dietro alla vicenda di una legge inutile dato che l’Italia è in testa a tutti gli stati europei per accoglienza e concessione di cittadinanza. Verrebbe voglia di dire ‘chi è causa del suo mal pianga se stesso’ ma non siamo così cattivi. Ma se Papa Francesco pensa che il suo futuro sia quello di schierarsi con Gentiloni e con Renzi si accodi pure, ma ricordi che i tempi della Chiesa schierata a sostegno del partito dei cattolici, cioè della Democrazia Cristiana, sono passati da tempo, e a farli ritornare non saranno certamente atteggiamenti marxisti, conditi da pauperismo spicciolo e da anatemi fuori luogo.

Il Papa aveva anche lanciato alcuni anatemi contro Trump (‘non mi immischio ma se ha parlato così non è cristiano’) sostenendo che l’umanità non aveva bisogno di muri (che tra l’altro la sua costruzione era stata avviata da Clinton) ma di ponti. Anche in quel caso è sembrato protagonismo ma anche invasione di campo che non è servito a far perdere le elezioni al tycoon Usa. Per affermare la scelta dei ponti che uniscono, e rompono le barriere divisorie, non doveva mica andare così lontano interessandosi del passaggio tra Messico e Usa, ma bastava guardarsi attorno e accorgersi che in Italia c’è un Mezzogiorno isolato per mancanza del Ponte sullo Stretto e delle infrastrutture per l’Alta Velocità.

Sull’argomento Ponti, sinonimi di Pace, comunque, non ha speso una sola parola. I siciliani, i calabresi e i lucali attendono speranzosi che essa possa essere positivamente pronunciata.

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