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Il Ministero per il Mezzogiorno? Un bluff
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di: Nino FOTI   
mercoledì 14 dicembre 2016

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Renzi per il Sud un vero disastro
Il vicecoordinatore regionale calabrese di Forza Italia contro le scelte del neopre mier Gentiloni: «De Vincenti è stato smentito da governi dei "suoi" amici sugli stabilmenti dell'Ansal dobreda»

Questo Governo rappresenta l’ennesima presa in giro per tutti gli italiani e crea una situazione paradossale e non più sostenibile. E’ necessario pertanto che le forze di opposizione di centrodestra, senza perdere ulteriore tempo prezioso, si assumano subito la responsabilità di lavorare ad un’alternativa che rispecchi la volontà dei cittadini e si contrapponga ad un sistema autoconservativo che invece ne lede la dignità.   

In queste ore stiamo assistendo ad una messa in scena vergognosa. Non solo si continua ad operare ignorando la volontà popolare, ma si cerca anche di raggirare i cittadini con le finte dimissioni del premier Renzi, da oggi ufficialmente Presidente del Consiglio ombra. Oltre al danno la beffa insomma, come se il 4 Dicembre non fosse mai esistito e come se oltre 19 milioni di italiani non avessero mai espresso il proprio dissenso ad una politica di annunci, spot e tweet che stava per assumere una deriva autoritaria fortunatamente arginata.

Ciò che rende ancora più inaccettabile questa situazione è l’ulteriore umiliazione nei confronti dei cittadini del Sud con il nuovo ministero per il mezzogiorno. Un ministero di cui personalmente ho chiesto più volte l’istituzione ma che, con le modalità con le quali è stato istituito risulta essere assolutamente inutile. Non solo infatti rappresenta una struttura senza senso perché arriva, oltretutto con enorme ritardo, in un governo di scopo che si presume e si spera ci conduca in tempi brevissimi al voto, ma è anche privo di ogni incisività. Le competenze e le deleghe che possono garantire impegni di spesa per i nostri territori, come quelle del Cipe ad esempio, che dovevano essere annesse a questo ministero, sono infatti state scorporate e fanno capo al neo Ministro dello sport nonché braccio destro di Renzi.

Tutti i piani di sviluppo per il mezzogiorno, la gestione dei fondi comunitari, gli interventi già programmati e quelli da programmare, passeranno pertanto per un ministero che ufficialmente è senza portafoglio ma che in realtà sappiamo benissimo in che mani sta. Di certo non in quelle del ministro De Vincenti, che potrà anche avere buone intenzioni ma difficilmente riuscirà a metterle in pratica, come tra l’altro ho già avuto modo di constatare personalmente quando nel 2012, nelle vesti di sottosegretario al ministero dello Sviluppo economico, si impegnò, a nome del governo, su una mia risoluzione a tutela del futuro dello stabilimento Ansaldobreda, ex Omeca, di Reggio Calabria, sottolineando l’importanza di "tutelare l'occupazione e rilanciare l’azienda" salvo poi essere smentito dall’azione dei successivi governi, di cui comunque faceva parte, che quella stessa azienda hanno inteso venderla.

Intanto il nostro Paese continua ad essere diviso a metà, con oltre 20 milioni di cittadini in una condizione di emergenza totale che, se ancora non lo si fosse capito, frena lo sviluppo di tutta l’Italia. Uno stato nello stato, con delle percentuali di disoccupazione ampiamente più elevate rispetto alla media nazionale, specialmente per quanto riguarda quella giovanile, e degli investimenti del tutto assenti, fatti salvi gli investimenti sull’A3 che il 22 dicembre, secondo quello che è diventato un vero e proprio mantra del renzismo, dovrebbe essere inaugurata, nonostante manchino ancora decine di chilometri da completare e diversi lavori da assegnare.  Per non parlare di come il famoso piano per il Sud annunciato da Renzi oltre due anni fa si sia rilevato l’ennesimo bluff, come dimostra la recente rilevazione sulla qualità della vita in Italia dove tutte le ultime posizioni sono occupate da Province del Sud e nel dettaglio tre delle ultime cinque sono calabresi con Reggio Calabria che lascia l’ultima posizione balzando addirittura alla penultima.

Non è un caso che proprio da questo Sud abbandonato sia arrivata, in occasione del referendum costituzionale, la risposta più forte. Un grido di disapprovazione che non solo non può rimanere inascoltato, ma che deve essere il punto di partenza per un cambio di rotta deciso, che rimetta al centro dell’azione politica del Paese dei temi e dei contenuti concreti che non si può più far finta di non vedere. Tutte le forze politiche responsabili dell’area di centrodestra devono pertanto mettersi a lavoro da subito ad un progetto che Forza Italia può e deve guidare, puntando su una programmazione ben definita ed una linea politica chiara e netta, perché di tempo a disposizione non ce n’è più. 

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