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Professionista antimafia o scrittore? Stampa E-mail
di: Giovanni ALVARO   
venerdì 30 luglio 2010
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Anche negli atteggiamenti fa il professionista
L’ultima sortita del signor Saviano ha fugato ogni residuo dubbio sulla ‘consistenza’ del personaggio e sui veri motivi del suo periodico protagonismo, rafforzando, in me, il giudizio severo che ho espresso, in più occasioni, su di lui. L’obiettivo continua ad essere quello della propria esposizione per mantenere vivo l’aureola di mafiologo su cui ha ormai impostato la propria esistenza.  Egli non mi è mai piaciuto, non mi piace, e credo che difficilmente potrà piacermi in futuro anche perché difficilmente abbandonerà, dopo averne scoperto l’importanza, la gallina dalle uova d’oro. La gallina è l’antimafia da convegno, che è quella praticata da personaggi che Leonardo Sciascia bollò come professionisti della stessa, e le uova d’oro sono i proventi della vendita dei suoi scritti con in testa il suo Gomorra che una campagna, ben orchestrata dalla sinistra, ha fatto diventare un bestseller. Ormai Saviano è aggrappato al personaggio ed è diventato, chiaramente, prigioniero dell’icona con la quale si inebria e dalla quale trae, non solo fama e conoscenza, ma anche il vil denaro. Si atteggia a personaggio investito di una grande missione e, vedendosi osannato dal popolo di sinistra, è costretto ad assecondarlo periodicamente.

        A Saviano interessa poco la vera lotta alla mafia, a lui interessa continuare a sostenere l’accreditamento, nell’opinione pubblica, del suo ruolo di grande combattente della criminalità al fine di poter mantenere e sviluppare le postazioni acquisite. Se la sinistra si ‘dimentica’ di farlo, allora è costretto a farlo direttamente, perché è cosciente che senza il ravvivamento del fuoco esso rischia di spegnersi e di fargli perdere lo status conquistato.

        Lui conosce i propri limiti e sa d’essere stato ‘costruito’ a tavolino da chi lo ha individuato, e lo usa, come proprio vessillo. Ed in omaggio a chi lo ha ‘costruito’, se sbaglia una dichiarazione la corregge subito senza alcuna vergogna. Tutti ricorderanno quando in una intervista dichiarò che in Italia non manca la libertà di stampa e due giorni dopo era a Piazza del Popolo come testimonial ‘in difesa della libertà di stampa’ nella manifestazione promossa dalla Fnsi ‘in difesa di Republica’ (sic.!!!???). La sinistra lo aveva criticato.

      
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L'ottimo Ministro degli Interni
 Stavolta però, che ha steccato di brutto, la sinistra si è guardata bene dall’esprimere un cenno di disapprovazione. Ma stavolta ha amplificato a dismisura le ‘castronerie savianarde’. Che significa, infatti, addebitare alla Lega l’infiltrazione della mafia al Nord ignorando che la dimensione degli ‘affari’ mafiosi copre ormai l’intero villaggio globale? Perché fa finta di ignorare i risultati conseguiti dal Governo Berlusconi, con i Ministri Maroni (lega) e Alfano, che hanno assicurato alle patrie galere il fior fiore del gotha mafioso inclusi i soggetti che scorazzavano nel Nord del Paese? Perché sorvola sul salto di qualità, nella lotta alla criminalità organizzata, con le confische dei beni accumulati illecitamente che hanno dato nuovo e forte impulso al contrasto criminale, e fanno ben sperare sui risultati finali?

        La verità è che, pur di attaccare il Governo, il nostro eroe sceglie quello che gli è sembrato l’anello più debole: la Lega. Errore. Gli ha risposto per le rime l’ex Ministro di Grazia e Giustizia, Roberto Castelli, ma sono soprattutto i fatti a rispondergli: in Campania non governava tale Bassolino? E in Calabria non c’era Loiero? E chi ha governato o sgovernato la altre Regioni meridionali? Saviano non può pensare che il problema, al Sud, deve essere affrontato dagli organi di contrasto e di repressione, mentre al Nord il compito è affidato agli amministratori locali. Il tutto puzza di netta  strumentalizzazione politica. E ciò non fa onore al Saviano.

        Se invece di fare il professionista dell’antimafia, si dedicasse di più a quello che gli riesce meglio come lo scrivere, eviterebbe d’essere l’‘eroe’ di una sola parte di italiani e forse diventerebbe quello che in cuor suo vorrebbe realmente diventare: un vero scrittore.
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