| Vedere Fini, l'elefante |
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| giovedì 29 luglio 2010 | |
![]() Meglio il divorzio che separati in casa Non solo: in molti indicano anche la data, il trenta luglio, venerdì. Anche se nessuno di loro sa dire esattamente quale sarà la mossa del Cavaliere e non la conosce nemmeno Fini, stando alle interviste che rilascia. Altra notizia corale - se notizia è, e non fantasia - è che gli intimi consigliano in tutti i modi a Berlusconi di astenersi da mosse violente ed avventate. In effetti è vero che la collera può essere pessima consigliera ma, anche questo, non sempre. La differenza fra un politico medio e un politico straordinario sta nella capacità di vedere l’essenziale. Il professionista pesa tutte le ipotesi; prevede molti scenari; identifica mille pericoli prima che si concretizzino; non recide mai il nodo di Gordio e rimane un mediocre. Il grande uomo invece è capace di cogliere il punto fondamentale, di fare leva su di esso e di spazzar via tutti gli altri elementi. Un ottimo esempio lo fornisce l’Italia del 1993. Con Tangentopoli una Democrazia Cristiana allo sbando, screditata, morente, si sentì delegittimata e impresentabile. Per questo cominciò a scindersi, a frazionarsi, a sfarinarsi. Ognuno aveva un proprio quadro ideologico, inseguiva una propria palingenesi e tutti presero a fondare partiti e partitini, dimenticando che la Dc era stata potente perché unita e soprattutto non per ciò che era, ma per ciò che non era: non era il Pci. Scomparsa la bandiera dell’anticomunismo, a un Pds ancora nuovo arridevano tutte le previsioni. La vittoria di Achille Occhetto appariva assolutamente fuor di dubbio e arrendersi con dignità l’unica opzione rimasta. E se questa era la situazione del più grande partito d’Italia, quante speranze poteva avere un partito di nuova formazione? Solo un uomo dall’incredibile follia visionaria poteva levarsi contro questa logica. Silvio Berlusconi osò l’inosabile, sconfisse Occhetto e divenne Presidente del Consiglio. Come si spiega, tutto ciò? ![]() Il suo vero nemico è solo l'età La Democrazia Cristiana non capì tutto questo perché era troppo raffinata. Le mancò un capo abbastanza pratico, abbastanza semplice, abbastanza umile per vedere l’elefante e non solo le sue pulci. Forse oggi si è dinanzi ad una situazione analoga. Nella battaglia contro Fini ci sono mille ragioni per esitare. La situazione giuridica è in salita, le ricadute di provvedimenti di espulsione potrebbero essere politicamente negative e la maggioranza potrebbe assottigliarsi: ma forse Berlusconi ha capito che il risultato positivo, comunque raggiunto, gli sarà utile. Gli italiani non sono politologi. Non sono costituzionalisti. Non leggono molto neppure i giornali. Può darsi che oggi dicano: “Gianfranco Fini è un rompiscatole, anzi un traditore” e può darsi che domani, se Berlusconi sarà riuscito ad azzerarlo, dicano: “Ha fatto bene a toglierselo di torno. È quello che avrei fatto anch’io”. E i suoi consensi potrebbero addirittura aumentare. È divertente scrivere tutte queste cose in un momento di poco precedente i fatti concreti: essi infatti potranno dimostrare quanto ci siamo sbagliati su tutta la linea e quanto sia difficile, vivendo il presente, prevedere il futuro. Discutiamo sul tempo che farà, ma il cielo non ci ascolta. |
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