Caro Direttore di Strill, è con un certo sconcerto che ho letto le poche parole in testa a due pezzi ospitati dal tuo giornale. Si tratta della lettera ‘anonima’, firmata Antonio, con la quale si è fortemente criticato un articolo di Peppe Caridi sulla Mobilità Urbana a Reggio Calabria dopo il ripristino del finanziamento che per un presunto ritardo era stato cancellato dalla passata Giunta Regionale di Agazio Loiero, e della circostanziata risposta alle sopradette gratuite accuse fatta dall’ottimo Peppe Caridi che so essere vostro collaboratore.
Lo sconcerto, dicevo, era dovuto al fatto che la prima lettera era presentata con un “Riceviamo e volentieri pubblichiamo”, mentre la risposta di Caridi era sovrastata da un “Concediamo il doveroso diritto di replica a Peppe Caridi”. Ho avuto la sensazione sgradevole che le parti fossero state invertite: l’anonimo era il ‘titolare’ del pezzo e quella declamata pur essendo la sua verità era assurta a verità assoluta (forse l’anonimo non era poi tanto anonimo per chi dirige il giornale on line); mentre Peppe era stato relegato a incomodo provocatore detentore di verità parziali piegate al volere di forze antagoniste dell’anonimo estensore delle critiche. Non si spiega altrimenti l’avergli concesso il diritto di replica, quando la replica doveva essere fatta direttamente dalla Direzione e non dall’interessato.
Non solo si son volute prendere le distanze dal contenuto del pezzo sulla Mobilità, ma si è voluto mortificare un intelligente, bravo e appassionato giornalista reo di ‘non schierarsi’ con la linea ‘sottotraccia’ della Direzione, ma di voler ingenuamente fare il giornalista indipendente presentando asetticamente la vicenda che aveva occupato le cronache polemiche quando Reggio era stata esclusa dai finanziamenti da parte della Regione. La sua ingenuità si era, sicuramente, rafforzata con la recente partecipazione, del giornale da Te diretto, allo ‘sciopero contro il bavaglio’ che è stata solo e soltanto una ben orchestrata ‘sceneggiata’; e non gli è certamente servito, per cambiare idea, il fatto che tra gli ospiti di Tabularasa vi era, tra gli altri, anche tal Ciancimino Junior, discendente di un disonorato che si asservì al crimine per fare soldi, e che oggi calca le scene come strumento provocatore interessato a difendere quanto ‘accumulato’ dall’illustre genitore.
Per finire: ci sono mille modi per fare giornalismo, ma certamente non è tra le scelte migliori quello di predicare bene e razzolare male. La libertà dell’informazione è uno dei capisaldo della democrazia, che certamente va regolata e non può distruggere altre libertà come la privacy, ma essa non può significare che libertà di informazione è solo ciò che IO considero valido e vero, liquidando il resto come frutto di ‘asservimento’ a schieramenti e ideologie. La cosa è ancor più grave se la notizia, pur non contenendo identificativi ideologici, si pretendeva di piegarla a verità di comodo.
Gesù diceva: scagli la prima pietra chi è senza peccato, io ci aggiungo che nessuno, nel campo dell’informazione, è totalmente vergine. Ciò è grave ma è ancor più grave tentare di apparirlo e su quell’altare costruire la propria dimensione che, chiaramente, risulta fortemente stonata, falsa e fuori luogo.
So che questa mia non vedrà la luce su strill e non mi interessa. A me interessava farti conoscere il mio pensiero anche perché diventare vecchi, quando si è ancora giovani, è il più grande dei delitti che si possa commettere nei confronti della collettività in cui si opera.