| L'Inter riaccende la rivalità fra Italia e Germania |
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| domenica 23 maggio 2010 | |
![]() Il sogno di ogni squadra La finale, vinta due a zero dall'Inter (doppietta di Diego Milito) è stata anche l’ennesima sfida tra due paesi, Italia e Germania, che vivono, da sempre, un strano fenomeno di seduzione e avversione reciproca. Per i tedeschi l’Italia ha rappresentato a lungo la meta turistica preferita – ![]() Grazie di cuore e te e a Moratti Gli italiani, d’altra parte, non amano troppo la Germania. I popoli mediterranei guardano con una certa distanza alla cultura ed alla civiltà mitteleuropea: troppo fredda, silenziosa, distaccata, noiosa, grigia e perfetta. C’è stima e rispetto, ma negli ultimi anni non sono mancati momenti di tensione: se la Fiat non è riuscita ad acquistare Opel è forse anche perché, in fondo, il governo tedesco non ha mai avuto totale fiducia nell’affidabilità dell’impresa italiana. Se poi aggiungiamo anche l’attentato della 'Ndrangheta a Duisburg del 2007 l’immagine dell’Italia non può che essere contrastante e controversa. Certo, molto spesso si tratta di cliché, di semplificazioni figlie della superficialità, ma c’è anche qualcosa di profondamente vero. Mediterraneo e Mitteleuropa sono due mondi e due modi di vivere diversi ed in contrapposizione. Sono due concezioni del mondo, due Weltanschauungen, come si dice nella Mitteleuropa, radicalmente diverse, due poli opposti che si attraggono e si respingono in continuazione. Ieri sera Inter e Bayern Monaco hanno impersonato in maniera atipica questo "scontro di civiltà", a parti invertite, se si può dire così, e rovesciando in qualche modo gli stereotipi, visto che il Bayern incarna orgogliosamente il Sud della Germania (l’inno della squadra è "Stern des Südens", stella del sud) mentre l’Inter è la punta di diamante di Milano, il simbolo del Nord d’Italia. L’Inter, in ogni caso, ha giocato all’italiana e, come spesso capita alle nostre squadre, ha vinto. L’inferiorità tecnica del calcio tedesco è stata evidente ed indiscutibile. Chiediamoci se la superiorità dell’Italia, calcistica e non, si fermi qui. tratto da www.loccidentale.it
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Bravo Belpietro