| Una nuova Budapest contro la democrazia |
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| martedì 09 marzo 2010 | |
![]() Si è arrivati alla frutta Questa è esattamente la situazione in cui vengono a trovarsi tutti quegli elettori che rimarranno esclusi dalla scelta di voto alle prossime elezioni regionali nella provincia di Roma. Questa è una delle ragioni per cui è la politica che deve risolvere una questione di così forte pregnanza. Oltre a Napolitano, lo ha riconosciuto perfino Oscar Luigi Scalfaro (qui). Ma il Pd, incurante di così autorevoli pareri, ha mandato avanti i suoi carri armati, in pratica sta stringendo d’assedio la democrazia. Approfittando degli errori compiuti da una specie di portaborse, cerca di rinchiudere in un lager gli elettori del centrodestra, pur di approfittare da sciacallo della situazione che si è venuta a creare e vincere così le elezioni. E tutto ciò senza alcuna vergogna. ![]() Anche senza lista puoi farcela Le auguro una sonora sconfitta, perché quella democrazia che esclude una parte di elettorato per questioni fasulle non è la mia democrazia: è fascismo rosso, che combatterò sempre. Leggete quale ragione adduce il Tar per escludere la lista Pdl: «non c'è certezza né prova che il delegato del Pdl all'atto della presentazione della lista avesse con sé tutta la documentazione». Vi sembra un motivo sufficiente per eliminare tanti elettori? Poi, con comodo, dopo aver mangiato e ben bevuto, entrerà nel merito il 6 maggio, ad elezioni chiuse da un pezzo. Ripeto, se la competenza ad intervenire era della regione Lazio, era la regione Lazio che doveva farlo con urgenza (visto che è in grado di riunirsi perfino di domenica). Se non lo ha fatto, ha compiuto una negligenza peggiore di quella compiuta da Milione, il portaborse del Pdl. Infatti, i tempi che la magistratura richiede per dare risposte definitive e certe sono troppo lunghi. È dunque alla politica che compete risolvere situazioni urgenti come questa. Ma anche perché è la politica che può interpretare autorevolmente le proprie leggi. Oggi siamo abituati ad affidare l’interpretazione delle leggi unicamente alla magistratura. Ma non dobbiamo dimenticare che le leggi le fa il parlamento e che il parlamento è il più autentico interprete delle proprie leggi. Il decreto interpretativo emesso giustamente con carattere di urgenza e controfirmato dal presidente della Repubblica è dal parlamento che dovrà essere ratificato entro 60 giorni. Facciamo un esempio terra terra. Se io scrivo una frase e dico che vuol significare una tale cosa, non mi si può obbligare ad accettare una interpretazione diversa. Magari mi si può dire che la frase è stata scritta con poca chiarezza, ma quando io ne do l’interpretazione, questa non può più consentire altre interpretazioni, che diventano arbitrarie e false. Qualche anno fa a questo proposito scrisse qualcosa Angelo Panebianco. Vi invito a leggerne qui. tratto da www.legnostorto.com |
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