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Coccodrilli della democrazia = fascisti rossi Stampa E-mail
di: Bartolomeo DI MONACO   
lunedì 08 marzo 2010
coccodrilli.jpg
Piangono per azzannare meglio
Ciò che sta succe dendo in questi giorni ha dell’incredibile. Mi viene in mente il romanzo di Kafka, “Il Processo”, in cui Joseph k., un uomo qualunque, si trova frastornato da ciò che gli sta accadendo. Si domanda se il sistema delle leggi possa davvero arrivare ad arrestare uno come lui che non ha colpe. È la stessa cosa che sarebbe accaduta alla signora Cristina Varenna, una delle due persone che hanno scritto a Napolitano, se il governo non avesse emanato il decreto interpretativo e il presidente della Repubblica non lo avesse saggiamente sottoscritto.

Se ciò non fosse avvenuto la signora Varenna si porrebbe le stesse domande del signor K.: Possibile che il sistema delle leggi possa arrivare a negarmi il diritto di scegliere per chi votare?
Di contro abbiamo il signor Alessandro Magni che ha esortato il presidente della Repubblica a non firmare il decreto “in quanto in un paese democratico le regole non possono essere cambiate in corso d’opera e a piacimento del governo”. 

Sarebbe interessante che queste due persone s’incontrassero e vorrei che la seconda, il signor Magni, spiegasse, guardandola però negli occhi, alla signora Varenna perché la vuole privare della scelta di voto e perché invece rifiuti di battersi per lei per consentirle di esercitare gli stessi suoi diritti. Quale danno il signor Magni pensa di subire se la signora Varenna andrà a votare e potrà scegliere il suo partito di riferimento?

Di che cosa ha paura? Ha paura che la scelta di questa signora possa far perdere le elezioni al suo partito? Dunque, ha paura della democrazia. Il suo desiderio, ne sia o meno consapevole, è quello che tutti coloro che la pensano diversamente da lui, vengano in qualunque modo ostacolati dall’esercizio della scelta di voto. Una scelta di voto che la Costituzione garantisce con l’art. 48.
Messi a confronto queste due persone, ditemi voi se non emerge la sostanza antidemocratica del signor Magni, il quale, avvalendosi di errori formali di nessun valore sostanziale, ad essi si appiglia per allontanare dal voto una sua concittadina.

Ebbene, tutti coloro che stanno scendendo in piazza sono come il signor Magni, non disposti a battersi affinché tutti i cittadini abbiano gli stessi diritti. Che colpa ha, infatti, la signora Varenna se un  funzionario di partito ha lasciato regolarmente i fogli in aula e poi sembra che sia stato ostacolato e impedito nel rientro?

Tale atteggiamento ha un nome: fascismo, e siccome è sponsorizzato dalla sinistra, si chiama fascismo rosso. Mio fratello Mario, in un commento sul mio blog, ha scritto: “Pensa a dove arriva il buon senso e la logica di Bersani. Era giusto impedire la scelta di voto ad oltre 10 milioni di elettori perché, ha solennemente affermato, 'Chi fa un concorso se non arriva alle 12 viene buttato fuori, chi non oblitera il biglietto del treno paga la multa. Le regole sono un presidio della democrazia'”. Così, il nostro fascista rosso ha spudoratamente paragonato l’esercizio del diritto di voto, tutelato dalla Costituzione, ad un concorso per avere un posto di lavoro o alla obliterazione di un biglietto ferroviario.

di pietro bersani.jpg
Interpratano bene il ruolo di fascisti rossi
È la solita storia: il coccodrillo che fa finta di piangere e poi addenta la vittima (l’errore formale) per riempirsi la pancia (concorrere da solo e vincere). Più penso alle dichiarazioni della sinistra di questi giorni più mi vengono i brividi. Sono un fautore dell’alternanza, ma oggi mi chiedo se l’opposizione sia in grado di governare rispettando la democrazia e aiutandola in tutti i modi possibili affinché sia esercitata.

I governi della sinistra che abbiamo avuti hanno durato troppo poco per poter dare una risposta. Lacerati al loro interno, non hanno saputo fare altro che danni alla nostra economia. Ma se avessero durato il tempo di una o di due legislature, quale tessuto falsamente democratico avrebbero steso sul Paese?

È vero: abbiamo una tale esperienza in alcune regioni rosse, dove la sinistra governa da sempre, ma quelle regioni sono una piccola parte del territorio nazionale. Se tutto questo sistema, invece, fosse esteso all’intero Paese, che cosa ne sarebbe della democrazia?  Chi è pronto ad escludere dall’esercizio di voto milioni di cittadini, giacché così succede al partecipante ad un concorso che arrivi in ritardo, oppure perché così è punito chi non oblitera il biglietto ferroviario, può governare un Paese?

Napolitano ha dato una lezione (questa volta ha avuto coraggio, infatti il problema riguardava la sopravvivenza dello Stato democratico) a questi sbandati della democrazia, i quali ancora oggi, non rendendosi conto di essere dei fascisti rossi, vanno gridando che il decreto legge interpretativo viola la Costituzione e il capo dello Stato addirittura merita l’impeachment. Siamo al capovolgimento della realtà. Siamo alla propaganda falsa ed arruffona tesa a rincitrullire i cittadini e a far loro intendere fischi per fiaschi. Ho sentito che Bersani fa appello ai cittadini, di ogni colore politico, affinché si rechino a votare per sconfiggere la maggioranza colpevole di aver garantito il voto a milioni di elettori.

Campagna sciagurata! Spero che i cittadini si avvedano della frittata che è stata rigirata per ingannarli. Questi fascisti rossi (altro che viola!) devono essere sconfitti. Sono pericolosi. L’incidente delle liste elettorali ha fatto loro cadere la maschera! Farli governare significherebbe mettere sullo stesso piano un biglietto ferroviario da obliterare e l’esercizio pieno del diritto di voto. È mai possibile accettare questa comparazione? È mai possibile consentire questo obbrobrio?
Mario Adinolfi, uno di loro, ossia del Pd, gliele ha cantate chiare pure lui, come ha fatto Napolitano, a questi ebeti col paraocchi.

Ha scritto: “Napolitano non ha semplicemente firmato il decreto, ha detto che lo condivide perché, come è ovvio, non è possibile negare al principale partito italiano il diritto ad essere presente sulle schede elettorali, non è possibile far sottostare la sostanza della democrazia al formalismo della democrazia. Napolitano ha preso la decisione giusta, l'ha motivata, con ragioni che ha messo per iscritto".

Invece succederà che sabato 13 marzo troveremo in piazza chi vuole l’impeachment del capo dello Stato, e chi invece griderà di tenerlo fuori dalla mischia. E curioso sarà constatare che i pro e i contro appartengono allo stesso schieramento politico, quello che si chiama opposizione, e che io chiamo più correttamente fascismo rosso.   

tratto da www.legnostorto.com

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