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Premier da Napolitano per soluzione politica Stampa E-mail
di: Federico PUNZI   
giovedì 04 marzo 2010
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Troveranno la soluzione?
L'ufficio di presidenza del Pdl "ha dato mandato al presidente Berlusconi di verificare con le alte cariche dello Stato e le forze dell'opposizione la strada più idonea per sanare il vulnus democratico che si è creato" con l'esclusione delle liste del centrodestra dalle elezioni regionali in Lombardia e nel Lazio. In serata, dunque, verso le ore 21, come hanno spiegato i coordinatori del Pdl al termine della riunione, il presidente del Consiglio incontrerà il presidente della Repubblica Napolitano per prospettargli le possibili soluzioni. Lasciando Bruxelles, il capo dello Stato ha detto di aspettarsi che gli venga chiarito cosa significhi "soluzione politica", aggiungendo che la situazione è "molto fluida" e "non c'è ancora niente di definito". Il Consiglio dei ministri è pronto a riunirsi già stasera alle 22, subito dopo l'incontro tra il premier e Napolitano, o domani mattina, ma sarà varato un decreto "solo se necessario".

Pur nel buon esito dei ricorsi ai Tar, governo e maggioranza hanno dunque messo in moto la macchina per arrivare ad una "soluzione politica" di quella che con il passare delle ore si va sempre più delineando come un'emergenza democratica. Una soluzione da trovare inevitabilmente coinvolgendo l'opposizione e il Quirinale. In mattinata anche Napolitano aveva manifestato la sua "preoccupazione" per quello che ieri sera, da Bruxelles, aveva definito un "pasticcio", e assicurato di seguire gli sviluppi della situazione e porsi "i problemi che potranno sorgere". Dopo il vertice Lega-Pdl, a cui hanno preso parte sia Bossi che Berlusconi, come anche i ministri Maroni e Calderoli, l'ufficio di presidenza del Pdl ha valutato le vie percorribili e dato mandato al premier di verificarne la fattibilità. Annullato intanto l'appuntamento di questa sera di Berlusconi e Fini con i parlamentari del Pdl del Lazio all'Hotel Excelsior. Il premier stesso ha inoltre sostenuto l'esigenza di tenere "bassi i toni" per favorire un clima più propizio per una soluzione istituzionale.

Una possibile via d'uscita sarebbe quella del rinvio del voto, per poter riaprire i termini per la presentazione delle liste dando così modo agli esclusi di mettersi in regola. A seconda del grado di coinvolgimento dell'opposizione e dell'orientamento del capo dello Stato, si sta valutando se avvalersi dello strumento del decreto, oppure se procedere per via ordinaria in Parlamento, con un ddl, che richiederebbe tempi più lunghi di approvazione.

"Qualsiasi intervento d'urgenza in materia elettorale in corso d'opera sarebbe totalmente inaccettabile", ha però avvertito il segretario del Pd, Pierluigi Bersani, che tuttavia non sembra insensibile di fronte alla gravità di una situazione che rischia di penalizzare la metà dell'elettorato in regioni come Lazio e Lombardia. Bersani manifesta la sua preoccupazione, ma suggerisce di attendere le decisioni degli organismi che devono ancora pronunciarsi e osserva che per prima cosa il centrodestra dovrebbe ammettere i propri errori. Il leader dell'IdV, Antonio Di Pietro, pur avendo dichiarato di voler "vincere sul campo e non a tavolino", avverte che "un decreto legge sarebbe un golpe". Il segretario dell'Udc, Lorenzo Cesa, apre invece all'ipotesi di un decreto da parte del governo ("riteniamo di poterlo valutare positivamente"), anche se distingue i casi della Lombardia e del Lazio e ritiene "difficile pensare ad uno spostamento delle elezioni". Una "soluzione politica" è auspicata, attraverso i loro editorialisti, anche da giornali come il Corriere della Sera e il Sole 24 Ore.

I Radicali con Cappato e Staderini chiedono invece l'annullamento delle elezioni e una nuova convocazione "solo dopo la rideterminazione dei criteri di presentazione delle liste secondo gli standard e le prassi della maggioranza dei Paesi dell'Unione europea nonché la contemporanea definizione di regole chiare e certe che garantiscano a tutte le forze in competizione parità di diritti nell'accesso agli spazi di informazione televisiva". Mentre per Emma Bonino "è grave quando sono le istituzioni a non rispettare le leggi che loro stesse hanno fatto" e le parole di alcuni ministri sono da "allontanamento immediato". La candidata del centrosinistra per il Lazio è proiettata verso il voto e auspica quindi che "prevalga il senso delle istituzioni, ma legato alla legalità e non all'opportunismo e alla convenienza dell'ultimo minuto". E presentando la sua lista civica ("un grande valore aggiunto") suggerisce che "dal Lazio può partire la riscossa democratica che deve coinvolgere tutto il Paese".

Nel frattempo, contro l'esclusione del "listino" di Formigoni, sono stati presentati al Tar della Lombardia due ricorsi, uno da parte della lista e l'altro personale del governatore lombardo, mentre il Pdl presenterà domani al Tar del Lazio il ricorso contro l'esclusione della sua lista per la provincia di Roma.
 
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