L’anno nuovo per Giacomo Mancini è iniziato allo stesso modo in cui si è concluso quello vecchio.Sempre sugli scudi. Il suo peso politico nel Pdl, benché egli non ricopra cariche elettive, pare essere in forte ascesa. Ed anche per questo si trova ad affrontare continue polemiche.
Il Quotidiano della Calabria continua ad ospitare un dibattito sulla figura del nonno che è stato utilizzato da alcuni per criticare le scelte politiche del nipote. Tra gli interventi più critici nei confronti del giovane dirigente del Pdl quelli di Mario Casalinuovo, Vittorio Cappelli, Eva Catizone e Franco Piperno. Lo incontriamo Giacomo Mancini. Il suo stato d’animo comunque appare sereno.
Cosa replica a questi interventi che più che a ricordare la figura di suo nonno, sembrano rivolti contro la sua azione e alcuni, i più livorosi, addirittura contro la sua persona? De minimis non curat Praetor. Mi attengo a questo saggio e, mai così calzante, brocardo.
Tutto qui? Nemmeno una polemica? Da ragazzino ero affascinato dal teatro delle marionette, e, quindi, so perfettamente che benché sul proscenio appaiano i pupi, quello che ha il gioco in mano, perché muove i fili delle marionette, è il puparo.
E chi sarebbe in questa vicenda il puparo? Certamente tutti coloro che, ad iniziare dall’onorevole Loiero, temono l’avvento della nuova stagione di Giuseppe Scopelliti al governo della regione, che provocherà una rivoluzione tranquilla, ma profonda nella vita della Calabria.
Dovrà però consentire che la sua adesione al Pdl, con il nome che porta e la storia che rappresenta e che evoca non poteva passare inosservata... Ed infatti non lo è stata. Ho aderito al Pdl ormai due anni fa. Allora in molti si espressero in maniera entusiasta, altri formularono critiche feroci e riserve pesanti. Era scontato. E, però, in politica il responso spetta sempre agli elettori. Che anche su questa vicenda hanno detto la loro. In maniera incontrovertibile.
Si riferisce alla sua candidatura nelle liste del Pdl alle europee del giugno scorso, dove ha raggiunto un buon risultato? Direi più che brillante. Riferisco i freddi numeri. Ho conquistato nella circoscrizione sud 60.449 preferenze. In Calabria dopo Berlusconi sono il candidato più votato con 41.007 preferenze. In provincia di Cosenza ne ho conquistate 22.351. A Cosenza il mio risultato è quasi imbarazzante: sono di gran lunga il più votato in assoluto con 4.927 preferenze, quasi il doppio di quelle di Berlusconi.
Un risultato che la rende orgoglioso. Certamente. Anche perché è stato ottenuto senza essere inserito in nessuna terna ed in nessuna combinazione, e in una regione squassata dall’affarismo e stuprata dalla criminalità organizzata senza gestire un’azienda sanitaria, senza dirigere una Camera di commercio, senza guidare un assessorato, insomma senza contare sulle leve del potere, ma solo e soltanto esprimendo le mie idee e cercando di suscitare una speranza di cambiamento nei calabresi. Di conseguenza...
Di conseguenza? Si può dire che gli elettori con il loro voto hanno condiviso la mia adesione al Pdl.
E quindi, sottende lei, è stato del tutto inutile riaprire il dibattito?
Giacomo Mancini senior
Assolutamente no. Matteo Cosenza, il direttore del Quotidiano, ha il grande merito, aldilà di qualche sgradevolezza, di aver avviato una discussione importante e interessante sulla personalità di Giacomo Mancini. E personalmente sono felice ed orgoglioso che nei confronti della sua azione politica si siano registrati consensi pressoché unanimi ed espressi in maniera trasversale rispetto agli schieramenti.
Felice per lei. Ma cosa c’entra in questo Loiero? Il mio sostegno convinto a Giuseppe Scopelliti gli ha fatto saltare lo schema che intendeva adottare in campagna elettorale. Ed è per questo che ha mosso i suoi pupi contro di me.
Si spieghi meglio... Guardi a metà dicembre a Catanzaro si è svolto un convegno splendidamente organizzato da Sergio Dragone che è stato gravido di conseguenze politiche che contribuiranno in maniera non irrilevante a far cambiare gli equilibri in Calabria.
Si riferisce alla manifestazione con Stefania Craxi alla quale ha partecipato Giuseppe Scopelliti, dedicata al ricordo delle figure di Bettino Craxi e Giacomo Mancini? Certamente. In quell’occasione si sono resi evidenti due fatti politici importanti. Il primo è il suggello dell’alleanza tra Giuseppe Scopelliti ed il mondo socialista che guarda con interesse alle mie posizioni. Il secondo è la riappacificazione tra Mancini e Craxi, non certamente come rilettura strumentale e di comodo della storia dei due leader, ma al contrario come rafforzamento della collaborazione con Stefania Craxi, già avviata durante le ultime europee, che apre prospettive nuove ed unitarie per il futuro.
Andiamo per ordine. Iniziamo dal suo buon rapporto con Scopelliti che anche recentemente ha avuto modo di dire di lei che: “Mancini é uno dei più grandi sostenitori della mia candidatura e io vedo in lui un giovane brillante che può contribuire alla crescita della mia terra”. È vero. Quelle parole non sono solo un lusinghiero riconoscimento nei miei confronti ma, ancor di più, rappresentano la cifra politica cui è ispirata la candidatura di Giuseppe Scopelliti: dialogare e coinvolgere energie giovani che, pur provenendo da storie diverse, decidono di lavorare insieme, sostenendosi lealmente e unite da una vicinanza generazionale, per realizzare insieme un grande progetto di riscatto per la nostra terra.
Ma se non sbaglio Scopelliti ha avuto nel corso di quel convegno anche un giudizio positivo su suo nonno…
La speranza di una nuova classe dirigente
È vero anche questo. Sia il leader del Pdl della Calabria ma anche Wanda Ferro, presidente della Provincia di Catanzaro, hanno espresso parole di apprezzamento per l’azione riformatrice e concreta improntata alla politica del fare che ha ispirato sia Giacomo Mancini che Bettino Craxi. Ed è proprio questo che ha fatto saltare i piani all’onorevole Loiero e che lo ha spinto a muovere i suoi pupi...
Come? Il rapporto, stretto e profondo, tra un figlio politico della rivolta di Reggio del 1970 ed il nipote dell’allora segretario nazionale del Psi che, in quei giorni lontani, fu impiccato in effige in piazza, ha scombinato non poco le intenzioni di quanti cercano di alimentare il campanilismo più becero e le divisioni più profonde tra i nostri territori per colpire il candidato del Pdl.
E tra questi c’è Loiero? È il primo. Ha più volte e provocatoriamente, ricordato al candidato a Giuseppe Scopelliti che la sede della giunta è a Catanzaro e non a Reggio Calabria. Il suo obiettivo è chiaro: prova a rinfocolare gli antichi contrasti, che hanno dilaniato la comunità calabrese ormai quaranta anni fa. per ostacolare l’approccio moderno e lungimirante di Scopelliti.
E qual è la risposta del Pdl? La nostra missione è quella di costruire la nuova stagione della Calabria. Di guardare al futuro. Di provare a dare una speranza ad una comunità che la sta perdendo. Di provocare una rivoluzione serena contro i mali antichi della nostra aspra e complessa terra.
E cosa risponde a chi le rinfaccia il suo passato contrapponendolo a quello di Scopelliti? Come lei sa, mi sono sempre mosso, pur commettendo alcuni errori, con l’obiettivo di onorare gli insegnamenti Giacomo Mancini e di difendere la sua lezione politica, pagando, per questo, prezzi salatissimi. Da questa posizione, oggi sento forte il bisogno di inginocchiarmi al cospetto della lapide, che ricorda i fatti e le vittime di Reggio Calabria nel 1970.
Un proposito forte e simbolico il suo? Mi inginocchio rispettoso e commosso per inviare un forte e credibile messaggio di omaggio per chi, purtroppo, è caduto e, insieme, di speranza per chi ha voglia di continuare a lottare per la nostra amata Calabria.
Favorendo una collaborazione tra socialisti all’interno del Pdl? Certamente sì. Ed è questo un altro risultato importante. Già nel corso della campagna elettorale per le europee ho intessuto una fitta collaborazione con Stefano Caldoro e Stefania Craxi. Il convegno di Catanzaro ha fissato obiettivi e strategie comuni nel mondo socialista che ha l’ambizione, anche attraverso il ruolo di Stefania, di procedere unito. E questo elemento non ha mancato di causare molti mal di pancia a chi ha sempre lavorato per dividere i socialisti.
Un’ultima curiosità: non la disturba essere oggetto di dibattito, essere continuamente accostato a suo nonno, ricevere critiche anche aspre e lezioni. In tutta sincerità mi fa piacere che si parli delle mie scelte. Accetto di buon grado tutte le critiche. Mi amareggiano le meschinità e le volgarità sulla mia persona. Ma so perfettamente che molti al confronto sulle idee sostituiscono lo scontro ed anche la violenza contro le persone. E però è un prezzo che oggi paga chi esercita una leadership. D’altronde non ci si inventa mai niente di nuovo.
In che senso? Anche mio nonno tante volte è stato criticato da chi privo di argomenti imputava a lui convinto riformista di tradire il padre che fu un fiero massimalista. È un pò comico che in questo nuovo quadro deideologizzato si continuino a seguire i vecchi schemi.
E a chi la continua a criticare perché è andato a destra? Rispondo con una battuta che spesso utilizzo nei miei comizi: se la sinistra è oggi Di Pietro a Roma, Bassolino in Campania, Loiero in Calabria e Perugini a Cosenza, io mi considero di destra. Anzi di estrema destra.