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Un diplomatico (Usa) da allontanare
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di: Mauro MELLINI   
mercoledì 04 gennaio 2017

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Altro che interferenza!
Ha fatto scalpore in tutto il Mondo la notizia dell’espulsione dagli USA di trenta diplomatici russi accusati di interferenze nella campagna elettorale in pro di Trump. Fatto clamoroso perché è un’autentica “freccia del Parto” del Presidente Obama “sotto sfratto” nei confronti del successore in attesa di prender possesso della carica.

Ma se c’è un diplomatico da cacciare per una questione di dignità nazionale italiana da lui lesa non con una qualsiasi azione tale da interferire nella campagna elettorale, ma con un intervento manifesto, una sorta di ingiunzione da padrone, è Phillips, ambasciatore USA a Roma che intervenne con una formale dichiarazione in favore del SI’ al referendum.     

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Gentilrenzi
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di: Alessandro SALLUSTI   
lunedì 12 dicembre 2016

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Lo sconfitto e il superstite
Gentiloni accetta l'in- carico, Renzi piazza i suoi "commissari" e sarà premier ombra. Ma nella maggioranza parte l'estremo assalto ai ministeri

Paolo Gentiloni è il nuovo premier. Lo ha scelto Matteo Renzi, governerà con la maggior parte degli uomini di Renzi, sarà sostenuto dalla maggioranza costruita con i senatori comprati al centrodestra da Matteo Renzi. E con ogni probabilità, lo sapremo oggi, avrà in seno due commissari di Renzi, Maria Elena Boschi e Luca Lotti. È vero che i delfini, una volta in acqua, a volte prendono il largo da soli, ma al momento è difficile immaginare che la vita e le opere del governo Gentiloni, il quarto consecutivo non eletto, non siano saldamente nelle mani di Renzi, che si guarda bene dal lasciare anche la segreteria del Pd. Il «Gentilrenzi» sarà un esecutivo formale: scadenze e impegni, soprattutto quelli internazionali, sono già tutti in agenda. Andranno solo gestiti con onore e decoro e non dubitiamo che il neo premier ne sarà all'altezza.                                   

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Un pokerista sconsiderato
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di: Piero OSTELLINO   
lunedì 12 dicembre 2016

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Un vero e proprio dilettante
La temeraria scom- messa di Renzi ha una logica chiara, anche se si basa su premesse sbagliate

La «puntata» con cui Matteo Renzi ha sperato di fare saltare il banco della politica italiana, arrivando a trasformare il referendum sulla pasticciata e approssimativa riforma costituzionale in un giudizio su se stesso e il suo governo, lascia il Paese in una situazione molto difficile. Sono in molti a chiedersi ora, di fronte a questa débâcle, perché lo abbia fatto. Delirio di onnipotenza, megalomania e arroganza? Forse c'è anche un po' di questo, ma la sua temeraria scommessa ha una logica chiara, anche se si basa su premesse sbagliate. In particolare su una conoscenza approssimativa della realtà del Paese. A dimostrarlo è stata la stessa altissima e non prevista affluenza alle urne.                               

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Renzi, come un animale ferito, verso il colpo finale
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di: Giovanni ALVARO   
sabato 10 dicembre 2016
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Ormai non ha più scampo
Gli ultimi episodi registrati nel dopo referendum hanno permesso di conoscere fino in fondo, soprattutto a chi ancora nutrisse dubbi, la vera natura del piazzista di Rignano. L’aver annunciato che avrebbe rassegnato le proprie dimissioni da premier, prima di comunicarlo al Presidente della Repubblica, può sembrare un semplice atto di volgare scorrettezza, ma nasconde l’ego del protagonista che si sentiva, e sicuramente si sente ancora, il dio calato in terra a cui tutto è consentito.     
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Dopo Renzi, sotto la superficie
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di: Cristofaro SOLA   
venerdì 09 dicembre 2016

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Cerca di guardare in profondità
Dopo la sconfitta di Matteo Renzi sconcertano i goffi tentativi dei soliti noti dell’intellighenzia politically correct di imbastire spiegazioni convincenti. Il rischio è che ci si arrampichi sugli specchi nell’illusione che con le bugie si possa anche tirare a campare, mentre ammettere la verità possa fare molto male. Meglio buttarla in psicologia da bar dello sport. Allora largo alle analisi da salotto televisivo domenicale. “Renzi ha perso perché è diventato antipatico alla maggioranza degli italiani”. La prova? Lo ha detto Oscar Farinetti alla Leopolda. Il problema sarebbe l’invidia. Bello e vincente Renzi, bella e prorompente la ministra Maria Elena Boschi, come non covare rancore verso due privilegiati che, tramite un’orrenda riforma costituzionale, ambivano a regnare per molti lustri sui comuni mortali?                      

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Renzi il paraculo
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di: Giovanni SALLUSTI   
venerdì 09 dicembre 2016

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Tavolta non ti andrà bene
Renzi spara una (fin ta) alternativa secca: elezioni subito o governo con tutti i partiti. Sa che sono entrambe impossibili (la prima per Mattarella, la seconda per i suoi avversari). Così passa la mano e mette il cerino in mano agli altri. O meglio, al Paese

Niente è quel che sembra, in questa crisi di governo imposta dal popolo sovrano (quando riesce ancora a esprimersi, ha il vizio di far saltare i piani imbastiti tra Quirinale e Palazzo Chigi, spesso officiante Bruxelles).                         

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Populisti sarete voi!
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di: Mauro MELLINI   
giovedì 08 dicembre 2016

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Populismo senz'anima
Adesso dall’estero, dove sono state esportate le peggiori cavolate, i più smaccati pregiudizi “ma- de in Italy”, giungono le manifestazioni della preoccupazione per la vittoria del “No”, che rappresenterebbe “un grave scivolone populista”. È una menzogna intollerabile, un’ulteriore prova dell’ambiguità perversa, della manipolazione su scala internazionale delle verità e delle questioni relative alla vita politica del nostro Paese. Populisti? Populisti quelli del “No”, populista quelli che hanno intuito, benché bombardati da un’indecente, spregiudicata campagna di menzogne e di allarmismi, che andava difesa una struttura dello Stato non “personalizzata” per le esigenze di un Capataz di provincia?                

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Non perdiamo questa occasione
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di: Alessandro SALLUSTI   
giovedì 08 dicembre 2016

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Non sprechiamo questa occasione
Altro che tsunami previsto da Renzi e dai suoi in caso di vittoria del "NO". L'Onda lunga innescata dal risultato del referendum sembra essere, per il centrodestra, dolce e amica ma, ovviamente, bisogna saperla cavalcare.

Sbagliare la mossa, in queste ore, potrebbe voler dire perderla e tornare risucchiati in mare aperto o, peggio, sul fondale. Per questo mi sembrano velleitarie le idee di Grillo e Salvini di andare a votare subito pur che sia, financo con le sgangherate leggi elettorali in vigore, una per la Camera (l'Italicum) e una per il Senato (il vecchio Consultellum) inconciliabili tra loro e quindi foriere di nuovo caos. No, il dopo referendum non deve essere tempo di confusione ma di chiarezza, efficienza e serietà. L'onda del «No» è stata generata anche da cittadini che da tempo si erano rifugiati nell'astensionismo, schifati dal triste spettacolo della politica. Fare casino vorrebbe solo dire perderli di nuovo, senza più appello.            

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