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Giustizia
Alto tradimento
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di: Mauro MELLINI   
venerdì 23 marzo 2018

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Ha forzato la mano a Berlusconi
L’Italia, già lo sapevamo, era stata “parte lesa” nella vicenda del dissennato attacco alla Libia di sette anni fa con il quale Francia ed Inghilterra distrussero lo Stato tenuto assieme dal grottesco dittatore Gheddafi, che tuttavia era l’unico Stato africano affidabile sotto diversi punti di vista (funzionava l’accordo con l’Italia, per limitare e filtrare l’ondata migratoria ed ottimi erano i molti rapporti in fatto di rifornimenti energetici).

Parte lesa di una brutale e sciocca spoliazione soprattutto francese dei nostri beni ed interessi, o, piuttosto, dovremmo dire, vandalica distruzione, perché la Francia si ritrova ora con in mano una economia disastrata di un Paese disgregato.                       

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L’accanimento anti-terapeutico contro Dell’Utri
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di: Dimitri BUFFA   
lunedì 12 marzo 2018

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L'odio e la vendetta in azione
'Siccome gli funziona no le gambe, può scappare'.

Nelle varie sentenze di rigetto alle istanze che nel tempo hanno chiesto il differimento pena per motivi di salute nei confronti dell’ex senatore e cofondatore di Forza Ita- lia, Marcello Dell’Utri – che sta scontando in carcere una condanna definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa a sette anni (gliene resta uno e mezzo) – si è letto anche il concetto suddetto. Un uomo cardiopatico, con carcinoma alla prostata e svariate altre patologie legate alla più che veneranda età, deve sentirsi trattare con quel tipico disprezzo dello Stato di diritto che contraddistingue l’Italia odierna a trazione grillino-leghista.                                        

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Criticare i magistrati è lecito: assoluzione piena per Ferrara
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di: Luca FAZZO   
lunedì 12 marzo 2018

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Assolto con formula ampia
Nel febbraio del 2014 il pm antimafia Di Matteo aveva quere- lato Giuliano Ferrara per diffamazione ag- gravata. Ma i giudici danno ragione al giornalista

Eh sì, criticare i giudici si può: anche se il magistrato in questione è una sorta di icona dell'Antimafia come il pm palermitano Nino Di Matteo. Nel febbraio del 2014 Di Matteo aveva querelato Giuliano Ferrara, allora direttore del Foglio, che in un articolo - firmato con la consueta sagoma dell'elefantino - aveva osato scrivere che i colloqui intercettati nel carcere di Opera tra il boss Totò Riina e un altro detenuto erano stati "una spaventosa messa in scena il cui obiettivo è mostrificare il Presidente della Repubblica, calunniare Berlusconi, monumentalizzare Di Matteo e il suo traballante processo". Il "traballante processo" era ovviamente l'interminabile processo alla presunta trattativa Stato-Mafia, avviato da Antonio Ingroia e ora proseguito da Di Matteo.                                        

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Mellini: 'Settant’anni dopo: come voterò il 4 marzo'
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di: Mauro MELLINI   
mercoledì 28 febbraio 2018

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Un vero radicale
Ho votato per la prima volta il 18 aprile 1948, avendo da poco compiuti i ventuno anni, età allora necessaria per votare (per la Camera). Votai con passione civile senza l’entusiasmo di chi spera in una vittoria della sua parte. Che era un Partito Liberale che poco ci mancava si scusasse di esistere. Furono le elezioni del falso salvataggio, della “diga” contro il comunismo avanzante da Est (dal quale ci aveva salvato il tracciato della “Cortina di Ferro”). Ne seguirono gli anni di regime clericale. Aver contribuito in seguito un po’ di più di quanto non fosse possibile ad ogni cittadino, alla sconfitta di quel regime è quanto di meglio possa riconoscere a me stesso alla fine dei miei anni.                                       

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Dalla parte dello Stato
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di: Fabrizio SANTORI*   
venerdì 23 febbraio 2018

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Solo noi sappiamo cosa voglia dire salutare quasi ogni giorno un pezzo della propria famiglia, augurandosi che torni indenne e vivo dal servizio che gli è stato assegnato”. Questa è la frase che più di tutte mi ha colpito nella lettera che la moglie di un agente della polizia di Stato ha inviato a un quotidiano alcuni giorni fa, dopo le ormai note vicende di Piacenza dove un carabiniere è stato brutalmente aggredito da un gruppo di manifestanti. Il corteo nasceva con presunto spirito anti-violento in seguito al gesto del folle che a Macerata, dopo la barbara uccisione della giovane Pamela, aveva sparato contro alcuni immigrati in una sorta di sommaria giustizia personale per l’omicidio orrendo compiuto da tre nigeriani.                                     

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Concorso colposo e stupido, in associazione mafiosa
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di: Mauro MELLINI   
mercoledì 21 febbraio 2018

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Vorrebbe 'carta bianca'
Tacere è un’arte difficile per chi non ci è tagliato. E pare che ad essere affetti da incontenibile logorrea, che è l’opposto del tacere, specie di quello doveroso, a non essere proprio tagliati per l’arte di stare zitti, siano i magistrati, specie quelli che, poi, contestano a funzionari, uscieri, ministri qualche parola sbagliata, magari carpita con intercettazioni telefoniche e “cimici” anche in camera da letto. Leggo su “Antimafia 2000” (il giornale on line del guru Giorgio Bongiovanni, quello con la croce dipinta sulla fronte, “organo ufficioso” della Procura di Palermo”, secondo l’imprudente qualifica datagli da “Ingroia) l’anticipazione delle dichiarazioni fatte a Bruchi e Loquenzi a RAI 2 da Nicola Gratteri, Procuratore della Repubblica di Reggio Calabria.                                

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Caso dell’Utri: il regresso del cristianesimo
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di: Mauro MELLINI   
mercoledì 14 febbraio 2018

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Poco so di Marcello Dell’Utri se non di un suo difetto straordinario e per un certo verso simpatico: una distrazione incredibile. Una volta rispose ad una mia lettera un anno dopo.

Un difetto che, oltretutto, mi pare poco si attagli ad un mafioso ancorché “esterno”. Un mafioso che, come mi disse un suo compagno di liceo di Palermo, sarebbe diventato tale a Milano, dove, dopo la “maturità”, si trasferì. (E quel suo vecchio compagno commentava: “e adesso anche per la mafia dovremmo dipendere da Milano!”).                                  

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La Consulta si occuperà della legislazione antimafia
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di: Dimitri BUFFA   
giovedì 01 febbraio 2018

cassazione-palazzaccio-i.jpg
Forse si muove qualcosa
Può una norma antimafia essere così generica - come una legge del settembre 2011 - da prescrivere a gente già condannata e che ha espiato la pena di “vivere onestamente” e “rispettare la legge”? E da prevedere una aggravante ad hoc nel caso che questi comportamenti non vengano tenuti?

 E chi decide quando queste due categorie della morale vengono travalicate? Secondo la seconda sezione penale della Cassazione, no.

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