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Giustizia
Dalla parte dello Stato
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di: Fabrizio SANTORI*   
venerdì 23 febbraio 2018

polizia-carabinieri-i.jpg
Solo noi sappiamo cosa voglia dire salutare quasi ogni giorno un pezzo della propria famiglia, augurandosi che torni indenne e vivo dal servizio che gli è stato assegnato”. Questa è la frase che più di tutte mi ha colpito nella lettera che la moglie di un agente della polizia di Stato ha inviato a un quotidiano alcuni giorni fa, dopo le ormai note vicende di Piacenza dove un carabiniere è stato brutalmente aggredito da un gruppo di manifestanti. Il corteo nasceva con presunto spirito anti-violento in seguito al gesto del folle che a Macerata, dopo la barbara uccisione della giovane Pamela, aveva sparato contro alcuni immigrati in una sorta di sommaria giustizia personale per l’omicidio orrendo compiuto da tre nigeriani.                                     

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Concorso colposo e stupido, in associazione mafiosa
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di: Mauro MELLINI   
mercoledì 21 febbraio 2018

gratteri-procuratore-in-calabria-i.jpg
Vorrebbe 'carta bianca'
Tacere è un’arte difficile per chi non ci è tagliato. E pare che ad essere affetti da incontenibile logorrea, che è l’opposto del tacere, specie di quello doveroso, a non essere proprio tagliati per l’arte di stare zitti, siano i magistrati, specie quelli che, poi, contestano a funzionari, uscieri, ministri qualche parola sbagliata, magari carpita con intercettazioni telefoniche e “cimici” anche in camera da letto. Leggo su “Antimafia 2000” (il giornale on line del guru Giorgio Bongiovanni, quello con la croce dipinta sulla fronte, “organo ufficioso” della Procura di Palermo”, secondo l’imprudente qualifica datagli da “Ingroia) l’anticipazione delle dichiarazioni fatte a Bruchi e Loquenzi a RAI 2 da Nicola Gratteri, Procuratore della Repubblica di Reggio Calabria.                                

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Caso dell’Utri: il regresso del cristianesimo
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di: Mauro MELLINI   
mercoledì 14 febbraio 2018

dellutri-condannato-a-morire-i.jpg
Poco so di Marcello Dell’Utri se non di un suo difetto straordinario e per un certo verso simpatico: una distrazione incredibile. Una volta rispose ad una mia lettera un anno dopo.

Un difetto che, oltretutto, mi pare poco si attagli ad un mafioso ancorché “esterno”. Un mafioso che, come mi disse un suo compagno di liceo di Palermo, sarebbe diventato tale a Milano, dove, dopo la “maturità”, si trasferì. (E quel suo vecchio compagno commentava: “e adesso anche per la mafia dovremmo dipendere da Milano!”).                                  

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La Consulta si occuperà della legislazione antimafia
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di: Dimitri BUFFA   
giovedì 01 febbraio 2018

cassazione-palazzaccio-i.jpg
Forse si muove qualcosa
Può una norma antimafia essere così generica - come una legge del settembre 2011 - da prescrivere a gente già condannata e che ha espiato la pena di “vivere onestamente” e “rispettare la legge”? E da prevedere una aggravante ad hoc nel caso che questi comportamenti non vengano tenuti?

 E chi decide quando queste due categorie della morale vengono travalicate? Secondo la seconda sezione penale della Cassazione, no.

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La condanna di Berlusconi nata da una fake news
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di: Giovanni ALVARO   
giovedì 18 gennaio 2018

esposito-antonio-i.jpg
L’uscita della Stampa e del Secolo XIX di proprietà dell’ingegnere Carlo De Benedetti con la notizia che Berlusconi fosse indagato dalla Procura di Milano per riciclaggio ed autoriciclaggio, a seguito della vendita del Milan ad un imprenditore cinese, si è liquefatta, quasi subito, per la netta smentita dal Procuratore Capo Francesco Greco, che ha dichiarato che non solo non esiste alcun fascicolo a nome Berlusconi ma non esiste neanche una indagine conoscitiva. In sostanza Greco ha fatto assumere alla notizia, lanciata dai due autorevoli quotidiani, lo status di fake news. Cioè di notizia falsa. E, pertanto, la vicenda offre spunti per ulteriori riflessioni.                      

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Il difetto sta nel manico
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di: Mauro MELLINI   
giovedì 04 gennaio 2018
orlando-andrea-ministro-giustizia-i.jpg
Non è stato costretto a dimettersi!!???
Con un decreto del Governo, a legislatura oramai praticamente chiusa, è venuta fuori la “grande riforma” delle intercettazioni telefoniche. Non si sa bene, ma forse è facilmente spiegabile, chi abbia fornito al ministro Andrea Orlando e al Governo il supporto della sua scienza giuridica per “giungere alla soluzione del vecchio e spinoso problema”. Si fa (naturalmente) per dire, anzi, se se ne ha lo stomaco, per ridere. Perché il prodotto del “garantismo renziano” è il sugello, la legittimazione del malaffare processuale, il tipico prodotto di una scienza dell’ipocrisia, che una schiera di leccapiedi ha elaborato per redigere autentici codici dell’abuso che garantiscono tutto fuorché la difesa dagli abusi e dalle distorsioni di ogni principio.   
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Un docufilm che sbeffeggia l’inchiesta sulla trattativa
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di: Rocco SCHIAVONE   
domenica 31 dicembre 2017

mori-generale-locandina-i.jpg
Crocefisso senza prove
Ci sono inchieste che non entrano nell’immaginario collettivo se non di chi ha tentato di farci una carriera politica sopra. Quella sulla fantomatica trattativa tra Stato e mafia è sicuramente una di esse. Per questo è arrivato come il cacio sui maccheroni un docufilm di Ambrogio Crespi per la “Index production” sulla figura del generale per anni a capo del Ros dei carabinieri, Mario Mori. L’uomo che ha catturato Totò Riina e che prima ancora aveva collaborato nella lotta al terrorismo con il compianto generale Carlo Alberto Dalla Chiesa.                               

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Svolta a sorpresa per Dell'Utri Il Pg: "Sospendete la pena"
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di: Stefano ZURLO   
sabato 23 dicembre 2017

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Basta con questo supplizio
La Procura generale di Caltanissetta dà ragione ai suoi legali: il caso Contrada insegna, aspettiamo Strasburgo

Una svolta. Un fatto che non era mai accaduto nel groviglio di ricorsi e procedimenti innescati dalla difesa di Marcello Dell'Utri. Nell'aula della corte d'appello di Caltanissetta a sorpresa la procura generale si schiera a favore della revisione della sentenza di condanna per concorso esterno in associazione mafiosa. La revisione ha solide fondamenta, spiega il sostituto procuratore generale che ricorre a un'immagine suggestiva per motivare la propria convinzione: Marcello Dell'Utri è il fratello minore di Bruno Contrada, la cui pena è stata di fatto cancellata dal verdetto della Corte dei diritti dell'uomo di Strasburgo.             

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