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Il Pd e la sciagurata idea di un referendum sui grillini
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di: Paolo MADRON   
mercoledì 21 marzo 2018

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Saltare un turno?
Piero Ignazi, che è un politologo assai autorevo le, sostiene praticamente dall’indomani delle elezio ni che il Pd dovrebbe sporcarsi le mani, e non rintanarsi sull’Aventino, come molti dei suoi dirigenti vorrebbero fare. Per sporcarsi le mani il professore intende, e lo ribadisce in una intervista al Fatto quotidiano del 20 marzo, andare a vedere cosa il Movimento 5 stelle propone ed eventualmente sedersi attorno a un tavolo per abbozzare l’ipotesi di un governo in funzione anti leghista. L’argomento principe a sostegno di questa tesi viene dall’analisi dei flussi elettorali, là dove si evince chiaramente che i voti persi dal Pd sono andati per la gran parte ai pentastellati. Quindi c’è un po’ di sinistra dentro al Movimento che costituisce una sponda da cui partire.                          

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Post-voto: dove va il Pd?
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di: Cristofaro SOLA   
mercoledì 21 marzo 2018

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Veltroni è l'emblema del pd morente
Tutto purché decolli. L’ambizioso Luigi Di Maio si dice pronto a tirar giù dalla navicella della sua mongolfiera, a uno a uno, tutti i ministri della lista che aveva recapitato al Quirinale prima dell’apertura delle urne. Segno che quella genialata era niente più che una messinscena a uso dei media e degli elettori. I quali, quest’ultimi, sono cascati nella pantomima del “Movimento” che dà conto ai cittadini di ciò che fa ancora prima di farlo. Quindi, sipario calato sulla gesuitica diversità dei Cinque Stelle. Così fan tutti e Di Maio non fa eccezione.                     

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Voci e silenzi su Camera e Senato
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di: Paolo PILLITTERI   
martedì 20 marzo 2018

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Silente? Ma fino a quando?
Si fa presto a dire: Camera e Senato. Nel senso dei due presidenti da eleggere. Intanto bisogna trovarli. Quindi eleggerli. Ma poi? Il fatto è che i preliminari dell’insediamento di un nuovo Parlamento – e questo, per dirla alla milanese è davvero “nuovo di pacca” – sono da sempre complicati dai passi successivi di cui, quelli per il nuovo governo, sono non meno ardui.

Sicut erat in principio, verrebbe voglia di latinizzare, se non fosse che l’attuale stallo è molto diverso da quelli di prima non tanto o non soltanto per l’avvento di un soggetto nuovissimo come il Movimento 5 Stelle quanto, soprattutto, per la sostanziale se non abissale diversità di questi ultimi non solo con la Lega alleata pro tempore, ma anche con tutti gli altri, a cominciare proprio da un alleato (e quale alleato) di Matteo Salvini, cioè Silvio Berlusconi.                                         

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La criminale benevolenza verso i terroristi rossi
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di: Michele BRAMBILLA*   
domenica 18 marzo 2018

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Teatrino anche in Tribunale
Caro direttore, la signora 'Balzerani Bar bara detta Balzarani' - com'era schedata dalle forze di polizia nei primi anni Ottanta, quand'era la Primula Rossa delle Brigate Rosse - può permettersi di dileggiare le vittime dei suoi delitti a causa di un pregiudizio.

È il pregiudizio, positivo, che ha contagiato tanta cultura e tanta informazione: il pregiudizio secondo il quale i terroristi rossi vanno distinti da tutti gli altri perché animati, in fondo, da un nobile fine: una società più giusta, la liberazione degli oppressi, dare a ciascuno secondo il suo bisogno. Sì, certo, hanno ucciso: però avevano in mente un mondo migliore; non si possono mettere sullo stesso piano degli altri terroristi.                           

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Lo sfregio della Balzerani alle 'vittime di mestiere'
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di: Stefano ZURLO   
domenica 18 marzo 2018

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Balzarani? una vergogna senza fine
L'ex Br insulta le fa miglie che anche lei distrusse. La replica della figlia di Moro: "Non può dire nulla"

Il mondo capovolto. I carnefici che provano ancora a infierire, i carnefici che perdono un'occasione per tacere, i carnefici che dalla storia non hanno imparato nulla. Arriva l'anniversario della strage di via Fani, il momento più cupo della Prima Repubblica, e Barbara Balzerani, che in via Fani c'era anche se non sparò, se ne esce con un predicozzo agghiacciante: «C'è una figura, la vittima, che è diventato un mestiere, questa figura stramba per cui la vittima ha il monopolio della parola. Io non dico che non abbiano il diritto a dire la loro, figuriamoci - prosegue l'ex primula rossa delle Br nel corso di un dibattito pubblico a Firenze -, ma non ce l'hai solo te il diritto, non è che la storia la puoi fare solo te».                               

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La verità politica sul caso Moro
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di: Marcello VENEZIANI   
venerdì 16 marzo 2018

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Il pensiero del maitre a penser
Ma cosa è stato Aldo Moro nella storia d’Italia?
A quarant’anni da quel terribile 16 marzo proviamo a dirlo in breve, in quattro punti, uscendo dalle stucchevoli e rituali celebrazioni.

In primo luogo, rispetto alla storia precedente, l’assassinio di Moro fu il terzo parricidio d’Italia compiuto nell’arco del Novecento. Con l’uccisione di Re Umberto I si aprì il Novecento e si chiuse l’epoca che portava la sua paternità nel nome, l’età umbertina, cioè il regno dei notabili, la belle époque, la borghesia liberale. Con la mattanza di Mussolini si chiuse nel sangue il fascismo e fu fondata la repubblica antifascista. Con l’assassinio di Moro finì l’Italia del compromesso storico e cominciò il lento declino della prima repubblica incentrata sulla Dc. Tre Italie furono liquidate in tre parricidi rituali, compiuti da un anarchico, dai partigiani rossi, dalle brigate rosse. Tre passaggi cruenti per un paese pur ritenuto mite, accomodante.                

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Per il Pd una sola possibilità di sfuggire alla paralisi
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di: Arturo DIACONALE   
giovedì 15 marzo 2018

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Fuori gioco, ma...
La paralisi in cui versa il Partito Democratico è fin troppo evidente. Se accetta di sostenere un governo a guida Di Maio stabilisce che hanno avuto ragione gli elettori che lo hanno abbandonato e sono confluiti nelle file grilline. Cioè si condanna a morte o, nella migliore delle ipotesi, a svolgere un ruolo del tutto ancillare al servizio del partito che in questo modo diventa la forza egemone della sinistra italiana. Lo stesso accade se decide di consentire, magari con un appoggio esterno, la formazione di un governo a guida Salvini. I suoi militanti di base non perderebbero un solo istante a imitare i compagni che li hanno preceduti nel correre in aiuto dei vincitori del Movimento Cinque Stelle.                             

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Renzi è Fini(to)?
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di: Vito MASSIMANO   
martedì 13 marzo 2018

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Una coppia simile
Premettiamo che nella famosa conferenza stam- pa postelettorale, Matteo Renzi è parso per la prima volta sincero e ha confessato – a mo’ di parabola – l’inconfessabile: Sergio Mattarella lo ha buggerato allorquando non gli ha consentito di andare a votare a ridosso del referendum. Il colpo inferto è stato mortale.

Poi il Governo Gentiloni, le scissioni, gli scandali, la sua antipatia e gli avvelenatori di pozzi hanno fatto il resto relegando il Partito Democratico a percentuali innaturali.                                   

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La fede non è che una vanità tra le altre e l'arte di ingannare l'uomo sulla natura del mondo (Albert Caraco)

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