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Se Salvini non imita Fini
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di: Arturo DIACONALE   
giovedì 22 marzo 2018
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Imiterà Gianfranco Fini?
Fino ad ora tutti hanno scommesso sulla scomposizione del centrodestra e sull’interesse di Matteo Salvini di approfittare dello scavalcamento elettorale nei confronti di Forza Italia per accelerare al massimo il processo di conquista e annessione del partito di Silvio Berlusconi. Ma quanto si va delineando nella vicenda delle presidenze dei due rami del Parlamento lascia pensare che questa scommessa possa essere persa. E che la scomposizione del centrodestra, elemento indispensabile per tornare alle urne il più presto possibile e dare al leader leghista la possibilità di fagocitare Forza Italia e assoggettare al suo volere l’intera area del centrodestra, sia destinata a diventare un progetto rinviato a data da destinarsi.                 
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La fermezza contro i veti di Luigi Di Maio
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di: Arturo DIACONALE   
martedì 20 marzo 2018

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Di Maio non è la legge
Non c’è bisogno di citare Karl Popper per ribadire che non si può essere tolleranti con gli intolleranti. Perché ogni cedimento all’intolleranza, anche minimo, apre la strada ad altri e sempre più grandi e pericolosi cedimenti. Fino a provocare il trionfo dell’intolleranza sulla tolleranza e, con la fine della democrazia liberale, l’avvento di un regime totalitario non importa di quale colore. L’intolleranza, quindi, va bloccata sul nascere. Senza titubanze, concessioni, prudenze di alcun genere. Il che significa, calando la regola alla situazione politica contingente, rispondere al veto posto dal capo politico del Movimento Cinque Stelle, Luigi Di Maio, all’ipotesi di eleggere presidenti delle Camere parlamentari “condannati” decidendo di non accettare alcun confronto o trattativa con chi pensa di aprire i tavoli stabilendo chi ci si può sedere e chi va respinto.                            

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Quello che la Lega non dice: il 'governo di scopo' governa
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di: Vittorio MACIOCE   
domenica 18 marzo 2018

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Giocare col fuoco può far male
Il Carroccio apre a un governo coi 5 Stelle per la legge elettora le, ma sarebbe un esecutivo a tutti gli effetti

Quello che la Lega non dice. Giancarlo Giorgetti non improvvisa mai le sue mosse. Non parla a caso e spesso i suoi silenzi sono più importanti delle parole. È un tessitore che sa quando indossare la giacca giusta per rassicurare rivali, alleati e chi non si fida di Salvini. È l'uomo che di solito sta dietro il palco e ci mette la faccia quando l'orizzonte è indefinito o bisogna prendere tempo. In tutti gli altri casi ci pensa Matteo, il frontman, quello che si prende applausi o insulti.                            

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Di chi sono tutti i voti del centrodestra
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di: Alessandro SALLUSTI   
mercoledì 14 marzo 2018

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Si vedrà cosa sa fare
Come insegnano le recenti storie sia del centrodestra sia del centrosinistra, le guerre fratricide - che siano scalate o scissioni - finiscono male un pò per tutti. Ma soprattutto per chi le innesca

«Non ci hanno votato per portare al governo il Pd», ha detto ieri Matteo Salvini escludendo l'ipotesi di un'alleanza tra il centrodestra e il partito ex (forse) di Matteo Renzi. Osservazione legittima e condivisibile. Ma Salvini penso sappia bene che la sua coalizione non è stata votata neppure per facilitare la strada alla presa del potere da parte dei Cinquestelle, né direttamente (alleandosi con loro) né indirettamente (rinunciando a proporre alternative). E neppure il voto ricevuto dagli italiani era teso a sostenere una riedizione del governo Monti, quello dei tecnici per intendere.

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Ricordatevi Monti: non una tassa in più
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di: Alessandro SALLUSTI   
sabato 10 marzo 2018

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Monti è servito come lezione
Il governo dei tecnici può salvare solo il posto ai parlamen- tari. Per cui, caro centrodestra, respon- sabili sì, fessi no

Tutti annusano tutti, ma nessuno si fida di nessuno e, tra mosse e contromosse, la situazione politica resta in stallo. Mentre Salvini e Di Maio ogni giorno escono allo scoperto per tastare il terreno, Silvio Berlusconi lavora dietro le quinte per vedere se, lontano dai riflettori, esiste da qualche parte una soluzione per dare vita a un governo che eviti il ritorno alle urne per «senso di responsabilità» nei confronti del Paese. Trovare soluzioni a problemi complessi è la specialità del Cavaliere, ma questa volta l'impresa di allestire una maggioranza politica, qualsiasi essa sia, è davvero ardua.     

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Chi vince, chi perde e dopo?
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di: Paolo PILLITTERI   
martedì 06 marzo 2018

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Un puzzle... da incastrare
Sarà vero che i sondaggi non sempre c’azzeccano e non meno vero è che neppure le intenzioni di voto aiutano a capire. Il fatto è che neppure noi siamo stati capaci, se non di capirne le ragioni di fondo, almeno di intuirne qualche valido motivo perché i pentastellati arrivassero a un successo del genere. E, di già che ci siamo, mettiamo con loro i leghisti di un vivacissimo e pimpante Matteo Salvini. Il quale, si badi bene, non ha ottenuto soltanto tanti consensi, quanto, e soprattutto, ha battuto il Cavaliere di circa quattro punti. E adesso, come è o sarebbe nell’ordine naturale delle cose politiche, attende l’incarico di Premier. On verrà, come diceva ironico De Gaulle agli entusiasmi dei suoi avversari. Si vedrà.                                     

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Soltanto andare alle urne può fermare gli incapaci
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di: Alessandro SALLUSTI   
sabato 03 marzo 2018

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Vorrebbero distruggere la democrazia
Non mi fido dei sondaggi che fanno ben sperare, bisogna votare tutti perché il rischio del caos è molto alto

Non tocca certo a noi indicare il premier in caso di vittoria del centrodestra. Ma non possiamo che registrare con soddisfazione l'intesa raggiunta tra i soci sul nome del presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani se, come pare dai sondaggi, Forza Italia risulterà il primo partito della coalizione.  Con i «se» e con i «ma» non si fa la storia, ovviamente, e quindi nulla è certo. Ma gli elettori avevano diritto a una indicazione che completasse gli elementi di giudizio già in loro possesso, dalle alleanze al programma.                                     

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Perché Berlusconi va meglio anche di Salvini
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di: Paolo PILLITTERI   
domenica 25 febbraio 2018

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Sempre in testa nella coalizione
Si fa in fretta a dare dei “rincoglioniti” agli italiani tout court, da parte di un Alessandro “Dibba” Di Battista che del grillismo di lotta antisistema sembra il più acceso, forse anche per avere in un certo senso snobbato di diventare candidato pentastellato. Cui si aggiunge, come ricorda il nostro giornale, l’ultima esternazione di Beppe Grillo secondo il quale ci sarebbe e ci sarà un Parlamento con dentro “delinquenti” che gli vogliono male. I delinquenti sono sempre gli altri e poi capita di avere in lista un indagato per motivi e reati non esattamente politici.                       

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